In ricordo di Lucia

 

 

Oggi c’è un posto vuoto in questa sala, un posto che non è possibile riempire. È quello di Lucia Padrielli.

 

Lucia ha iniziato la sua carriera nel CNR nel 1971 quando fu fra i primi ricercatori ad essere assunti nel Laboratorio di Radioastronomia istituito nel 1970. Naturalmente la sua attività di ricerca era iniziata già alcuni anni prima laureandosi in Fisica con una tesi di radioastronomia, cui ha fatto seguito una borsa di studio nel gruppo di Marcello Ceccarelli. (Ricordo che al mio rientro a Bologna Marcello mi disse, nel suo solito modo scherzoso, ma non tanto, che il più bel risultato conseguito dalla radioastronomia bolognese era stato l’acquisizione di Lucia).

 

Non è questo il momento di tracciare un quadro completo del lavoro di Lucia. Sono passate appena due settimane da quando l’abbiamo accompagnata all’ultima dimora, ed è ancora presente in noi, in me, tutta la commozione di quei giorni dopo la notizia sulle sue condizioni di salute improvvisamente e tragicamente compromesse. È questa commozione che ancora m’impedisce di rendermi conto appieno di quanto è successo. Non riesco ancora a capacitarmi che aprendo la porta del mio ufficio, al terzo piano dell’Istituto di fronte alla stanza di ritrovo per il caffè della pausa di mezzogiorno, non sentirò più la sua voce dire “Ah!..Oggi c’è il professore”, perché così era solita chiamarmi in modo scherzoso, e io a risponderle “Ciao!..Come va, Lucciola?”, perché così ero solito chiamarla. Una perdita incolmabile per l’Istituto, e per me la perdita di una compagna di lavoro e di un’amica di valore inestimabile.

 

In questa giornata, che vede tutta l’astrofisica bolognese e i vertici dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) qui convenuti, penso sia più opportuno ricordare non tanto il suo lavoro di ricercatore, per quanto bello e importante, ma piuttosto quanto Lucia ha profuso del suo tempo e della sua intelligenza per lo sviluppo della ricerca, non solo radioastronomica e non solo nazionale.  Poiché uno dei caratteri distintivi di Lucia era il suo fortissimo senso d’appartenenza a una comunità scientifica per il cui sviluppo era non solo doveroso, ma imperativo impegnarsi.

 

Quando nel 1986 chiesi a Lucia di assumere la direzione dell’Istituto di Radioastronomia (io ero allora all’ESO e secondo le regole del CNR allora vigenti il direttore in carica, ma impedito di esercitare le funzioni, poteva indicare un sostituto per un periodo di tempo limitato) fui molto contento della sua risposta positiva, poiché ero certo della correttezza della scelta fatta. Ma la risposta di Lucia, per quanto positiva, non fu entusiasta, quale poteva essere, per così dire, quella di una persona che vedeva aprirsi uno spazio promettente per la propria carriera. Da persona intelligente e sensibile era perfettamente cosciente delle responsabilità e delle difficoltà insite nella gestione dell’Istituto, della necessità di trovare le risorse in un momento in cui l’attività dell’Istituto si veniva espandendo con la creazione della sede di Noto (inaugurata poi nel 1988) e con un crescente importante inserimento nella rete radioastronomica internazionale, ivi compresa la partecipazione all’attività di ricerca della rete VLBI europea per la geodinamica. E il momento, d’altronde, non era uno dei più propizi. Già erano evidenti le difficoltà del CNR e, in particolare, quelle legate al reclutamento e alla promozione del personale. Lucia affrontò queste nuove grandi responsabilità con tutto l’impegno che ne ha sempre contraddistinto l’attività. Ricordo, a tal proposito, che quasi tutti i sabato mattina (io solitamente rientravo il venerdì sera dalla Germania) ci s’incontrava per fare il punto della situazione e per discutere dei vari problemi che via via si presentavano.

 

La crescita di Lucia in questo nuovo ruolo fu rapida; seppe ben presto conquistarsi la stima e la fiducia dei colleghi, nonché quelle dell’apparato centrale del CNR (uffici, organi direttivi e Comitati di consulenza pertinenti), e per oltre dodici anni ha rappresentato un riferimento sicuro alla guida dell’Istituto. La stessa stima e la fiducia che l’hanno vista proporsi a livello internazionale prima in rappresentanza dell’Istituto nel Board of Directors dell’European VLBI Network (EVN), e poi Chairperson dello stesso, e Vice-Chairperson del Board del JIVE (Joint Institute for VLBI in Europe). In riconoscimento dei suoi meriti è stata designata prima  V.Presidente e poi Presidente della Commissione 40 (Radioastronomia) dell’International Astronomical Union (IAU). Il triennio della sua presidenza è scaduto in concomitanza con l’ultima Assemblea Generale dell’IAU, tenutasi nell’agosto 2003 in Australia, ed è in tale occasione che ancora una volta il grande senso del dovere di Lucia e il suo senso di responsabilità si sono manifestati, poiché non ha voluto mancare all’appuntamento che l’ha vista condurre i lavori della Commissione 40 al termine del suo mandato. Ho ancora negli occhi l’immagine di Lucia quando mi manifestava tutta la sua soddisfazione, vorrei dire la sua gioia, al ritorno dall’Australia: era giustamente orgogliosa di non aver mancato questo appuntamento, nonostante tutto. La popolarità di Lucia a livello internazionale si è ampiamente manifestata, purtroppo, nei tanti messaggi di cordoglio che ci sono pervenuti.

 

La stima che Lucia ha saputo conquistarsi presso i colleghi italiani si è poi compiutamente espressa quando nel 1999 è stata eletta nel Consiglio Direttivo del CNR. L’opera di Lucia, che a quel momento ha dovuto lasciare la direzione dell’Istituto, ha assunto una dimensione nazionale non solo per i problemi legati alla vita degli istituti astrofisici del CNR, ma più in generale per la gestione della ricerca afferente al CNR stesso, sobbarcandosi anche un ruolo di rappresentanza che più volte l’ha vista visitare varie sedi nonostante il crescere delle difficoltà connesse al decorso inesorabile della malattia che l’ha sottratta ai suoi affetti più cari e a tutti noi. Non v’è persona ch’io abbia incontrato, anche fra i suoi colleghi del Consiglio Direttivo del CNR, che non abbia espresso tutto il suo apprezzamento e lodi per Lucia, per la sua puntuale preparazione sui punti in discussione nelle varie riunioni, per l’equilibrio dei suoi giudizi, per la sua conoscenza e competenza della vita del CNR. Proprio per la sua competenza, e per il modo gentile di porsi, Lucia aveva riscosso anche notevoli simpatie e collaborazione presso i dirigenti e impiegati degli uffici della sede centrale. Lucia era affabile, aperta, solare, sempre disponibile alla discussione e a ricercare le soluzioni, alle volte anche con qualche necessario compromesso pur di poter procedere nelle attività, ma era assolutamente determinata nel perseguire con costanza quello di cui era fermamente convinta.

 

Durante la direzione di Lucia l’Istituto ha avviato il progetto del grande radiotelescopio in Sardegna, quello noto in campo internazionale come Sardinia Radio Telescope (SRT). Lucia si è impegnata a fondo per la realizzazione di questo progetto a fronte di tante difficoltà, principalmente d’ordine economico e burocratico. Con il suo modo diretto e franco d’interagire con le persone, e per la simpatia che indubbiamente richiamava, è riuscita a convincere l’alta dirigenza del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MIUR), da cui è dipeso in larga misura il finanziamento del progetto, ad individuare ulteriori canali di finanziamento necessari a garantire la configurazione di base del progetto, ora in fase di realizzazione nell’ambito di una collaborazione che vede coinvolti la Regione Sardegna e l’Osservatorio Astronomico di Cagliari. 

 

Fino ai suoi ultimi giorni Lucia è stata sempre presente in Istituto; ha continuato ad esprimere vitalità e ottimismo, due caratteri fondamentali della sua personalità, senza far pesare più di tanto le sue condizioni di salute che progressivamente ne condizionavano l’esistenza. Una forza d’animo, una volontà, una voglia di fare eccezionali. Ma noi non possiamo immaginare quanto potesse intimamente soffrire per un destino così crudele. Chi di noi, e io fra questi, l’aveva incontrata nel suo ufficio martedì, 16 dicembre, aveva notato un preoccupante affaticamento. Lei diceva che forse si era “un pò strapazzata” per via della festa con le compagne di liceo in occasione del suo 60mo compleanno. Quel sabato mattina, 13 dicembre - giorno del suo onomastico, l’avevo chiamata al telefono per porgerle gli auguri e l’avevo sentita piena di entusiasmo e di fervore per i preparativi in attesa della festa.  Un cambiamento nelle sue condizioni di salute avvenuto in pochissimi giorni, ma nessuno di noi, credo, aveva intuito la tragedia che si stava per compiere.

 

Da tempo, e più precisamente ancor prima dell’approvazione finale della legge di riordino del CNR, Lucia era molto preoccupata per la delicata transizione che si andava prospettando degli Istituti astrofisici del CNR nell’INAF, e anche del futuro del CNR stesso. Aveva dedicato tante energie all’Ente che l’aveva vista crescere nella sua dimensione professionale, e di cui con orgoglio si sentiva parte, aveva diretto un Istituto che di quell’Ente era da tutti considerato fra le gemme più preziose, e improvvisamente tutto veniva messo in discussione e ribaltato da una sorta di burocrati che nulla avevano a che fare con la ricerca, che probabilmente non l’avevano mai fatta, o quanto meno da tempo non esercitata, senza tenere conto alcuno di coloro che avevano effettivamente operato nella ricerca e per il suo sviluppo. Così Lucia, come riconosciuto dal Commissario straordinario dell’INAF Piero Benvenuti nel suo messaggio di cordoglio, negli ultimi mesi aveva dedicato le sue energie e competenze specifiche a raccogliere tutte le informazioni d’importanza per gli Istituti astrofisici del CNR, affinché i Commissari dell’INAF e del CNR potessero avvalersi di un quadro il più completo possibile per la gestione della transizione.  Questo è stato il suo ultimo prezioso contributo.

 

Credo che il modo più bello per onorare la memoria di Lucia sia di operare tutti per il successo di questo riordino dell’INAF. Credo che in questi momenti particolarmente difficili per la ricerca scientifica del nostro Paese ciò sarà possibile solo con una grande compattezza del mondo dell’astrofisica italiana. Tutti dobbiamo remare nella stessa direzione e aiutare i vertici dell’INAF, Piero Benvenuti in primis, a superare gli ostacoli presenti e futuri. La vita e l’opera di Lucia sono una testimonianza in questa direzione e lei ne sarebbe certamente felice.

 

Nel rinnovare il nostro cordoglio alla sua famiglia (al marito ‘Gigi’, al figlio Nicola e alla mamma) vi prego di alzarvi per un minuto di raccoglimento.

 

 

Giancarlo Setti

7 gennaio 2004

 

{Letto in apertura dell’incontro dei vertici dell’INAF (il Commissario Piero Benvenuti e i Direttori Marcello Rodono’ e Giampaolo Vettolani) con il personale delle strutture di ricerca astrofisica dell’area bolognese – Sala Convegni dell’Area di Ricerca CNR di Bologna}